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Dicembre 2020

Finalmente è stato previsto un contributo a fondo perduto anche al proprietario di immobile ad uso abitativo che concede al proprio inquilino una riduzione dei canoni di locazione maturati nell’anno 2021.

Il DL Ristori, all’art. 9-quater, ha per l’appunto istituito un “Fondo per la sostenibilità del pagamento degli affitti di unità immobiliari residenziali”, il quale prevede un contributo fino al 50% della riduzione del canone di affitto, entro il limite massimo di 1.200 euro annui per singolo proprietario.

Per poter accedere a tale misura agevolativa, è necessario rispettare i seguenti requisiti:

  1. il contratto sia in essere alla data del 29 ottobre 2020,
  2. si riferisca ad un contratto di locazione di immobile ad uso abitativo,
  3. il conduttore abbia adibito l’immobile ad abitazione principale,
  4. la costruzione sia ubicata in uno dei Comuni ad alta tensione abitativa riportati in uno specifico elenco curato dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica). Vi rientrano, a titolo esemplificativo e non esaustivo, Treviso e Bassano del Grappa.

Ulteriore condizione necessaria è la riduzione del canone di locazione, sulla quale calcolare l’ammontare del contributo. La norma non stabilisce alcuna misura minima o massima di riduzione, perciò è a discrezione del locatore. Attenzione perché tale variazione in diminuzione, diversamente dalla comune prassi, deve essere comunicata telematicamente all’Agenzia delle entrate, affinché quest’ultima possa effettuare i controlli necessari alla spettanza del contributo.

Comunicare all’Agenzia l’accordo di rinegoziazione del canone di locazione ha una duplice utilità. La prima è costituita dalla spettanza del contributo a fondo perduto. La seconda, per il proprietario del fabbricato ad uso abitativo che teme di non riscuotere interamente le somme, è rappresentata dall’opportunità di poter dichiarare in sede di dichiarazione dei redditi, un reddito da contratto di locazione pari all’ammontare realmente incassato e non sul valore indicato nel contratto originario. Infatti, tali redditi concorrono a formare il reddito indipendentemente dalla percezione, salvo che il mancato incasso sia comprovato dall’intimazione di sfratto o dall’ingiunzione di pagamento, ovvero dalla comunicazione della rideterminazione a ribasso dell’importo da corrispondere.

 

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